Genova, Luglio 2019Annegamenti in piscina: la responsabilità legale. Il punto di vista di SNS.

Purtroppo la situazione normativa delle piscine in Italia è complicata dal fatto che, all’Accordo stato-regioni del 2003, circa la metà delle regioni non ha dato seguito con una legge – come avrebbe dovuto – e la questione normativa è nebulosa (la giurisprudenza è invece chiarissima: se qualcuno annega in piscina, è omicidio colposo, a chi imputabile dovrà accertarlo il giudice). L’altra metà delle regioni, d’altra parte, anche le più diligenti (come la Lombardia, la Toscana, la Liguria), hanno emesso anche più provvedimenti normativi, ma non chiari, mal redatti, talvolta contraddittori. Inoltre le regioni si sono rivelate, come in altri contesti, facilmente permeabili ad interessi privati, per esempio, a quelli degli hotel, dei B & B, degli agriturismi… ed alcune hanno escluso, per esempio, l’obbligatorietà del bagnino in impianti aperti al pubblico (le piscine cosiddette “collettive”) regalando al titolare dell’impianto (o al responsabile) un frutto avvelenato: in caso di annegamento gli è addossata senza fallo la responsabilità, penale e civile, dell’incidente.

Nelle piscine annegano ogni anno in Italia una trentina di persone. Il rischio è molto alto se si pensa che in mare, frequentato da milioni di persone e molto più pericoloso, le vittime di annegamento sono poco meno di 200 l’anno, per lo più nei mesi estivi. Inoltre la piscina è un luogo che dovrebbe essere a prova di annegamento. Il responsabile di una piscina dovrebbe redarre un piano di sicurezza per gli utenti dell’impianto con cui escludere questo pericolo.
Le regole che riguardano le piscine sono congegnate un po’ come il codice della strada: se le norme sono osservate scrupolosamente, gli incidenti sono impossibili (salvo il caso fortuito) e, di fatto, come nel caso di un incidente stradale, si deve cercare poi cosa non ha funzionato, cioè individuare chi non è stato alle regole per addossargli la colpa. Con le piscine accade la stessa cosa: in caso di annegamento il giudice – la giurisprudenza è univoca – individua uno o più colpevoli.  Sempre.  Con l’imputazione di omicidio colposo.

Durante la balneazione sono possibili quattro tipi di annegamento, ma in una piscina – che non presenta i pericoli del mare o dei fiumi, o dei laghi – è possibile annegare solo per due cause: o perché l’utente non sa nuotare e improvvisamente, senza volerlo, si trova in acqua fonda, o per un malore che gli fa perdere conoscenza. Il primo caso – l’annegamento di un “non-nuotatore” (che indica tecnicamente il bagnante che non sa tenersi a galla) individua nei bambini  che ancora non sanno nuotare  la vittima predestinata delle piscine. Di fatti più della metà delle vittime sono bambini (sotto i nove, dieci anni) o bambini molto piccoli (sotto i quattro anni).

L’annegamento di un “non-nuotatore” avviene in un modo caratteristico: la vittima, in posizione verticale, riesce solo a muovere le braccia con un movimento simile al “volare” – come se le braccia fossero ali che, invece di sostenerlo, lo spingono sott’acqua. Questa “lotta di superficie” dura, nel caso di un bambino piccolo, circa 20 secondi (in un adulto che non sa nuotare, un minuto). Tempi brevissimi perché poi la vittima, sotto il pelo dell’acqua, diventa invisibile agli altri. Entro qualche minuto sarà morta. Un bambino molto piccolo che ancora gattona o che ha appena cominciato a camminare, invece, annega perché, a faccia in giù, non riesce a rialzarsi o rimettersi seduto…  Se si aggiunge che in questi casi la vittima non riesce a gridare – l’annegamento è “silenzioso” – si capisce la drammaticità e l’urgenza della situazione.

Decalogo

Quindi, i consigli da dare ai genitori sono i seguenti:

  1. un bambino deve imparare a nuotare quanto prima (a quattro – cinque anni scatta l’obbligo di vaccinazione acquatica). Imparare a nuotare non significa soltanto apprendere un’abilità motoria, ma anche imparare le regole del bagno, cioè “le regole di sicurezza del bagno” (Cfr., per esempio, le dieci regole d’oro sul nostro sito);
  2. i bambini devono essere sempre sorvegliati durante il bagno dal genitore (o dall’adulto che ne assume la responsabilità diretta);
  3. la sorveglianza deve essere assidua e continua, senza interruzioni (i tempi dell’annegamento sono brevissimi! Misurabili in secondi);
  4. la sorveglianza deve essere de visu (a vista: l’annegamento è silenzioso!);
  5. la profondità dell’acqua considerata pericolosa deve essere rapportata all’età: 10 cm d’acqua sono pericolosi per un bambino che gattona. Per il bambino che non ha ancora imparato a rimettersi a sedere con sicurezza anche un velo d’acqua è pericoloso!
  6. non sostituire la sorveglianza con galleggianti-giocattolo: sono giocattoli, che danno, per lo più, una falsa impressione di sicurezza (il giocattolo può essere usato solo in acqua bassa e sotto la sorveglianza di un adulto);
  7. finché un bambino non sa nuotare con sicurezza, non può essere lasciato libero di giocare attorno ad un corpo acquatico (qualunque esso sia: l’acqua esercita una attrazione fatale per qualsiasi bambino!);
  8. tra il corpo acquatico e il bambino che gioca fuori dall’acqua deve essere interposta una barriera, sufficientemente alta da impedire o scoraggiare lo scavalcamento;
  9. nel caso di una piscina pubblica o aperta al pubblico – come quella di un residence, di un hotel o di un agriturismo – il genitore deve controllare l’efficienza della sorveglianza e pretendere che il relativo regolamento dell’impianto – obbligatorio per legge e, per legge, obbligatoriamente esposto – sia scrupolosamente rispettato. Deve per esempio assicurarsi che il bagnino non abbia altri compiti oltre quello della sorveglianza…
  10. la presenza di un bagnino non esclude l’obbligo di sorveglianza da parte del genitore né la sua responsabilità. La causa di annegamento di un bambino è la mancata sorveglianza del genitore, che si aggiunge a quella del bagnino o del responsabile dell’impianto.

Le piscine sono, in genere, pericoli sottovalutati: il responsabile dell’impianto, e talvolta anche il genitore, rapporta a se stesso – un adulto che sa nuotare – il rischio creato vedendo nella piscina non un potenziale pericolo, ma solo un ambiente ricreativo del tutto innocuo.

Fonte: Società Nazionale di Salvamento – Genova

 

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