Genova, 20 Aprile 2020 – Approfondimento del Prof. Giuseppe Marino, Presidente SNS, del Dr. Alfredo Rossi, Direttore Sanitario SNS, dell’Amm. Dr. Francesco Simonetti, Comitato Medico-Scientifico della SNS.

Coronavirus : il mare e le spiagge
Le incognite connesse con la riapertura della balneazione

A cura di:
Prof Giuseppe Marino, Presidente SNS
Dr. Alfredo Rossi, Direttore Sanitario SNS
Amm. Dr. Francesco Simonetti, Comitato Medico-Scientifico della SNS

Premessa.
La pandemia da Coronavirus e la conseguente COVID-19 hanno modificato radicalmente le nostre abitudini di vita. Mentre scriviamo siamo ben consci del rischio elevato di morbilità e mortalità legato alla pandemia, rischio che è sotto gli occhi di tutti  e che per ora non viene significativamente smentito dalle stime epidemiologiche che ci vengono quotidianamente proposte.

Siamo peraltro di fronte ad un diffuso e ben comprensibile desiderio di “rinascita” che, col volgere della stagione, si fa più acuto e pressante.
Potremo finalmente andare al mare?  Questa è la domanda di vita che tutti ci poniamo.
La realtà dei fatti , le considerazioni medico-scientifiche e i modelli di previsione inducono però ad una motivata cautela, al fine di non vanificare il doloroso percorso finora compiuto, permettendo al contrario una nuova e più severa ondata di contagio.
A questo proposito occorre tenere bene in considerazione le raccomandazioni e le indicazioni strategiche recentemente emanate dalla OMS  (14 aprile 2020)  per quei Paesi che intendono ipotizzare il passaggio dalla fase 1 alla fase 2  e cioè ad una apertura delle attività socio-economiche. Citando letteralmente, questi Paesi dovrebbero assicurarsi che:

  1. la trasmissione virale sia controllata
  2. le capacità del sistema sanitario siano in grado di rilevare, isolare e trattare ogni caso, rintracciando ogni contatto
  3. i rischi di epidemia siano ridotti al minimo in contesti sociali come strutture sanitarie e case di cura
  4. le misure preventive siano in atto nei luoghi di lavoro, nelle scuole e in altre sedi ove le persone possano andare
  5. i rischi di importazione siano adeguatamente gestiti
  6. le comunità siano consapevoli, impegnate e pronte ad adeguarsi alle “nuove norme”
  7. siano implementate una serie di misure per rallentare la trasmissione e salvare vite umane
  8. ogni situazione sia valutata nella tutela dei cittadini, soprattutto dei più vulnerabili

In assenza di questi requisiti la fase 2 è fortemente sconsigliata.
Proviamo dunque a considerare il problema in senso analitico.

Il rischio
Genericamente “rischio” significa la probabilità che accada un evento, connesso a circostanze prevedibili,  in una distanza variabile di tempo.
Nel  caso del coronavirus e conseguentemente della COVID-19, sempre ricordando che gli studi di settore e le acquisizioni scientifiche non sono consolidati,  possiamo oggi definire che il rischio di contagio :

  • aumenta in funzione della densità degli individui
  • aumenta in funzione del numero degli individui infettanti circolanti
  • aumenta in funzione dell’ampiezza e velocità di circolazione degli individui infettanti circolanti
  • aumenta in funzione della carica virale emessa nell’ambiente e della sua concentrazione in aria
  • aumenta in funzione degli individui suscettibili
  • aumenta in funzione della persistenza del virus nell’ambiente

Il cosiddetto “rischio zero” non esiste. Gli sforzi di tutta la comunità scientifica e delle istituzioni nazionali  sono intesi ad una consapevole acquisizione dei concetti di rischio e, conseguentemente, a promuovere  un comportamento virtuoso  da parte della popolazione nell’ accettare e mettere in atto i criteri di contenimento del rischio stesso.

Sicurezza delle acque
Riferendoci specificamente a quanto già pubblicato sul sito della SNS, possiamo affermare con elevato livello di attendibilità che, in assenza di contaminazione legata alla presenza umana:

  • Il mare aperto, così come i litorali non adiacenti a fonti di inquinamento organico non presentano concentrazioni significative di elementi virali, dunque sono sicuri
  • Le piscine a norma di legge, trattate con il cloro e adeguatamente monitorate, non presentano concentrazioni significative di elementi virali
  • I laghi ed i fiumi a rapido scorrimento e non inquinati da sversamenti di natura organica, non presentano concentrazioni virali significative
  • L’ acqua di rubinetto (tap water) fornita dalla distribuzione controllata è esente da virus

La contaminazione di un’area di balneazione
Da quanto esposto sopra  è deducibile  una considerazione che può sembrare ovvia, ma che è davvero il punto nodale della questione:  Il virus nell’ambiente balneare viene trasferito proprio e solo dall’uomo.
Pertanto in una ipotetica  programmazione tecnica e logistica degli accessi e dell’esercizio di un’area di balneazione occorre sottolineare alcune importanti indicazioni. Queste indubbiamente costituiscono limiti evidenti sia alla libertà di movimento individuale, sia alla fattibilità dei programmi. Sono tuttavia oggi condizioni minime ed insieme  inderogabili. Non possiamo in ogni caso dimenticare che la preservazione della vita umana e della salute complessiva di una comunità deve essere prioritaria rispetto ad ogni altra attività dell’uomo e deve essere sentita come dovere per ogni cittadino.

Elementi critici di accesso e di esercizio di un’area di balneazione
(Nota : un documento più articolato su questo argomento è in fase di preparazione da parte della Società Nazionale di Salvamento)
Per Area di Balneazione si intende  una  “Area costiera (mare) o ripariale (laghi e fiumi) contigua all’acqua di balneazione corrispondente, dove possono affluire e sostare le persone che praticano la balneazione, e nelle quali possono essere presenti servizi e infrastrutture per la loro assistenza, ristoro, confort e svago”. (Norma UNI 11745:2019 : Sicurezza della società e del cittadino – Qualificazione delle Aree di Balneazione ai fini della sicurezza dei bagnanti – 30 aprile 2019).
Consideriamo, alla luce dell’emergenza infettivologica attuale, alcuni punti di criticità:

a) per gli operatori

  1. I Bagnini di Salvataggio

Per definizione sono addetti al salvataggio e al soccorso delle persone vittima di sommersione/annegamento  o di altre affezioni acute, essendo essi soccorritori non sanitari professionali, con addestramento al pronto soccorso e al BLSD (rianimazione cardiopolmonare e defibrillazione, con uso di ossigeno normobarico).  Considerando la probabilità di utenza affetta da COVID-19 o portatrice del virus  occorre che essi siano adeguatamente protetti,  mediante la disposizione e l’uso di dispositivi individuali, quali mascherine, guanti o meglio maschere integrali da poter impiegare durante un soccorso in acqua o a terra. I Bagnini di Salvataggio sono veri “terminali di buona sanità”, attraverso l’opera di indicazione dei comportamenti corretti e di dissuasione da atteggiamenti pericolosi.

  1. Personale di supporto e sorveglianza dell’area di balneazione.

Valgono le stesse regole del punto 1.

  1. Gestori delle aree di balneazione
  • predisporre corridoi di accesso al mare sufficientemente larghi, per consentire la separazione delle persone
  • mantenere pulita la sabbia con frequenti lavaggi onde favorire il filtraggio e la dispersione di elementi patogeni (non solo il Coronavirus)
  • disincentivare l’uso di giochi da spiaggia a scambio tra gli utenti

predisporre la presenza e il libero accesso a gel disinfettanti per le mani

b) per gli utenti

  1. E’ di primaria importanza mantenere le distanze interpersonali suggerite dalla conoscenza medica. Non solo lungo le vie d’accesso agli stabilimenti o alle spiagge libere, non solo nella collocazione in spiaggia, ma anche in acqua. Ricordiamo che in acqua la trasmissione virale da un individuo portatore a uno sano non avviene attraverso l’acqua stessa, ma attraverso l’aria espirata qualora due nuotatori si trovassero troppo vicini.
  2. Utilizzare comunque dispositivi di protezione individuali quando si debba stazionare in spiaggia

Una “patente di immunita” ?
Uno degli obbiettivi più interessanti della ricerca attuale è il perfezionamento dei  test sierologici (segnatamente da prelievo venoso) che permettono l’identificazione dell’avvenuta risposta anticorpale. La presenza di anticorpi (IgM ed IgG) certamente indica che il soggetto è venuto in contatto con il virus, qualsiasi sia stato il livello di manifestazione clinica. Ciò conferirebbe al soggetto stesso un certo grado di immunità nei confronti del virus. Non è attualmente del tutto chiaro se questa immunità sia duratura,  garantisca difesa dalla re-infezione ed insieme una significativa riduzione del potere infettante verso altre persone.
Ciò dipende in realtà da quanto gli anticorpi siano davvero  “neutralizzanti” (quindi in grado di bloccare stabilmente il virus) e da tempo di permanenza degli anticorpi stessi.
E’  auspicabile in un futuro non lontano,  il riconoscimento (certificato) dei soggetti immunizzati,  non infettanti e non a rischio di reinfezione , obbiettivo tuttavia ancora “in progress”.
I soggetti non immuni,  che quindi non hanno contratto il virus dovranno essere particolarmente tutelati in attesa di  essere avviati alla vaccinazione (quando questa sarà disponibile).

Conclusioni
Scopo del nostro lavoro è stato di mettere in rilievo alcuni provvedimenti, istituzionali, sociali ed individuali che consideriamo essenziali ed irrinunciabili per poter immaginare una balneazione possibile, nella quale il rischio possa essere in qualche misura ridotto.
Rimane tuttavia evidente che,  pur comprendendo che la valenza economica delle attività  legate alla balneazione e’ notevole e che gli interessi degli operatori economici del settore sono rilevanti, ci si deve interrogare circa il paradosso per cui attività umane ludiche e di intrattenimento debbano svolgersi anche se gravate da rischi per la vita, propria e degli altri.
In altre parole chiediamoci se, nelle condizioni date, l’offerta di tali attività, specie se proveniente da soggetti istituzionali, sia eticamente sostenibile.
Da ultimo, se anche queste regole possono con estrema difficoltà essere applicate alla balneazione controllata rimane una evidente “terra di nessuno” costituita dalle spiagge libere ove ogni sforzo anche meritorio da parte delle autorità locali, dai comuni e dai sindaci finirebbe per rimanere vano.

Vi ringraziamo.

Genova, 20/04/2020

Scarica l’approfondimento – Coronavirus: il mare e le spiagge (PDF)

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