Società Nazionale di Salvamento, dal 1871... per la sicurezza della vita sul mare
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Gocce di memoria

Forte dei Marmi, 6 Agosto 2020 – “Storie di bagnini”: proseguono gli appuntamenti sul quotidiano “Corriere della Sera”. L’articolo di Marco Gasperetti, pubblicato il 06/08/2020.

«Io penalista e guardaspiaggia per amore del mio cane Cuore»

Martina, avvocata, fa la volontaria di salvataggio in Versilia «Ho iniziato per scommessa quando lei era una cucciola: ci capiamo con uno sguardo, tra noi c’è qualcosa di magico»

di Marco Gasperetti – pubblicato il 06/08/2020 

<<Sulla spiaggia di Forte dei Marmi, con accanto l’inseparabile Cuore, una femmina di golden retriever, Martina Bartoli, 39 anni, sembra davvero la bagnina ideale che con il binocolo scruta il mare e con il fischietto d’ordinanza mette in guardia i bagnanti più spericolati. E nessuno, ma proprio nessuno, immaginerebbe che quella donna sicura di sé e padrona della spiaggia in realtà è un avvocato penalista del foro di Firenze che ha appena preparato la prossima arringa per salvare dal carcere qualcuno. Stavolta il salvataggio riguarda invece un turista trentenne che annaspa a cinque metri dalla riva mentre la corrente lo porta al largo. «Presto, partiamo con i cani», grida a un tratto Martina e all’improvviso Cuore e gli altri quattro-zampe del gruppo di salvataggio si gettano in mare e in pochi minuti raggiungono l’uomo e lo salvano. «Ce l’abbiamo fatta, anche stavolta», sussurra Martina che sembra commuoversi quando il bagnante maldestro ringrazia i suoi salvatori. «Questi momenti ti ripagano di tutta la fatica di anni di corsi, di continue esercitazioni e di un bel po’ di sacrifici», spiega la «bagnina volontaria». Sì, volontaria, l’avvocato Bartoli non prende neppure un centesimo e, come gli altri operatori della sezione toscana della Scuola italiana cani salvataggio, andare a sorvegliare le spiagge libere della Versilia è un hobby. «Che è nato a sorpresa dopo un patto siglato quattro anni fa quando ho adottato Cuore, figlia di un cane da salvataggio ricorda -. L’allora padrone del cucciolo mi disse che per averlo avrei dovuto promettergli di brevettarlo da grande come cane bagnino. Accettai la proposta che mi sembrava un po’ strampalata e quando arrivò il momento decisi di partecipare al corso anch’io. E da allora non ho più smesso». Sostiene Martina che quel patto e quell’adozione ha rivoluzionato la sua vita e anche quella di Sara, la figlia di io anni, diventata la mascotte del gruppo. «Perché è una passione immensa che ci lega all’amore per i cani, per il mare e per la natura e soprattutto per la gente spiega -. Con i cani di salvataggio frequentiamo gli stessi corsi, partecipiamo alle stesse operazioni di salvataggio e creiamo un’osmosi incredibile. Con Cuore abbiamo un metalinguaggio, ci capiamo con uno sguardo, con un movimento. C’è qualcosa di magico, indescrivibile che non si può raccontare. E poi ho anche mia figlia Sara con me. È entusiasta e anche lei si sta preparando insieme a Jennifer». Jennifer è la figlia di Cuore. E’ nata di colore nero, ha quattro mesi e come Sara ha una gran voglia di salvare un sacco di gente. «Per il brevetto c’è da aspettare ancora un po’ di tempo sorride Martina ma loro si stanno impegnando e promettono bene. Anche mia figlia ama il mare, la natura e la gente con la mia stessa passione. Ed anche questo è un incanto che mi ripaga di tanti sacrifici». E il tempo libero? «Che cos’è scusi? risponde con una risata l’awocatessa -. Tra professione, salvataggio e, soprattutto il meraviglioso lavoro di mamma, per me non esiste proprio. Ma sono felice, non torno indietro». Martina non è la sola donna della sezione toscana della Scuola italiana di salvataggio. «Sì, siamo una quarantina su un centinaio di uomini – spiega -. Siamo bravissime soprattutto nei compiti di organizzazione e nella sensibilità verso chi aiutiamo. Come quel bambino di sei anni che qualche giorno fa si era perso in una spiaggia della Versilia». Il grande capo dell’organizzazione è Salvo Gennaro, professione luogotenente della Guardia di Finanza. E molto orgoglioso del suo gruppo: «Sono persone straordinarie, insuperabili dice -. Dedicano le vacanze e il lor tempo libero agli altri e sono state eccezionali anche durante l’emergenza Covid. E l’avvocato Martina Bartoli è uno degli esempi migliori. Bravissimi anche i cani, inseparabili da noi umani e decisivi nel nostro lavoro».>>

di Marco Gasperetti

Fonte e immagini: corriere.it

Lido di Venezia, 24 Luglio 2020 – “Storie di bagnini”: il secondo appuntamento pubblicato il 23/07/2020 sul quotidiano “Corriere della Sera”. Riportiamo l’articolo di  Andrea Pasqualetto.

Pippo, che ha smentito il medico: «Disse: “È morto”. Io lo salvai»

Benito Garbisa, 60 salvataggi in altrettanti anni di servizio, è cresciuto tra gli ombrelloni sulla spiaggia del Lido di Venezia. In bacheca medaglie e il titolo di Cavaliere della Repubblica

di Andrea Pasqualetto leggi l’articolo su corriere.it – pubblicato il 23/07/2020 

<<Eccolo puntuale sul molo di Santa Maria Elisabetta, inconfondibile barba bianca. Ti vede, ti avvicina, ti stringe la mano come una morsa: «Bondì, salta su». Si sale, quindi, nella sua Yaris bianca. Nessuna mascherina, nessuna precauzione, il Covid come l’alta marea veneziana quando il pericolo è scampato. «Ti ga ancora quea roba sua boca!», esordisce quasi disgustato. Mentre guida fra le stradine strette del Lido di Venezia, l’isola d’oro dei suoi ottantasei anni, Benito «Pippo» Garbisa parla nel dialetto stretto della laguna, con quell’erre molto arrotata che hanno solo i veneziani del centro storico. «Ciao Pippo, tuto ben?», lo saluta un giovane dal marciapiede. «Ciao vecio». Non vuole andare subito al mare, dove ha trascorso tutta la vita. Era alto così quando suo padre Spiridione gli faceva aprire gli ombrelloni del loro stabilimento sul lungomare Marconi.

Al lavoro dal ‘49
Prima vuole farti vedere qualcosa e quindi svolta verso l’aeroporto isolano, il Nicelli, una striscia d’erba fra il mare e la laguna a un passo dal Mose, amministrato da suo figlio Maurizio Luigi «Gigi». Anche Gigi è nato e cresciuto fra gli ombrelloni ma poi ha cambiato strada e al mare ha preferito la terra e il cielo. «Avevo bisogno di aria nuova». Pippo no, lui ha sempre fatto quello: il bagnino e il gestore, in ordine di importanza. Settant’anni di onorata carriera, iniziata ufficialmente nel 1949, quando a 16 anni ottenne il tesserino di salvamento, lo stesso che ha rinnovato anche nel 2020. La struttura è stata venduta 12 anni fa ma lui in spiaggia ha continuato ad andarci: «Non al Garbisa però, troppi ricordi, troppo…», sospira fino a commuoversi ed è la prima sorpresa.

Il più decorato d’Europa
Una fedeltà al lavoro che gli è valsa diversi primati: bagnino più decorato d’Europa, bagnino più anziano d’Italia, bagnino con il maggior numero di anni di servizio. Il suo mondo è quello: mare, sabbia, sdraio, moscone e canottiera rossa. Con un numero su tutti: sessanta salvataggi, cioè sessanta persone rianimate. «Un record, so el primo d’Europa», dice con orgoglio, mentre fruga nel sacchetto che ha con sé. Tira fuori medaglie, targhe, riconoscimenti. «Vara qua, Mattarella, Ciampi…». Sono medaglie al merito «per aver contribuito in maniera determinante al salvataggio in mare di innumerevoli bagnanti… con elevata professionalità e impareggiabile altruismo». Quando rileggiamo ad alta voce le motivazioni i suoi occhi s’inumidiscono. E due. Perché questo lupo di mare con trascorsi di pugile e lottatore, ha dentro qualcosa che gli monta al solo ricordo. «Mio papà è senz’altro un po’ vanitoso — spiega il figlio — ma è anche molto buono e molto molto sensibile».

Quel salvataggio del ‘66
Medaglia d’argento e di bronzo al valor civile, Cavaliere ufficiale della Repubblica, Cavaliere di San Marco, Commendatore e pure Croce d’oro dell’Avis con oltre 150 donazioni. Ogni premio ha la sua spiegazione. Anno 1966, spiaggia Sorriso. «Atto di eroismo, salvava da morte certa un bagnante», scrivono. «Vara, me vien ancora a pee de oca», dice mostrandoti il braccio che, in effetti, ha la pelle accapponata. La scena l’ha scolpita così nella memoria: «Sento urlare aiuto, guardo, mi butto, tiro su un giovane e lo porto a riva. Poi arriva il medico: “Questo è morto”. Eh no, dico io. Massaggio cardiaco, respirazione bocca a bocca, secchiate d’acqua dal collega, mezz’ora così. Non era morto. Arriva l’ambulanza e lo porta in ospedale. Salvo».

Scogli come coltelli
Anno 1958. Mareggiata. Tre ragazzi di Mestre stavano annegando fra gli scogli. «Li ho tirati fuori uno alla volta. Vara qua», e ti fa vedere la mano ancora forte. «Sei punti di sutura». Anno 1980. Signora che fa il bagno. «Onde sempre più alte, sparisce, corro, mi butto, la tiro fuori. Vara qua», ti mostra la coscia. «Undici punti… i scogli xe come cortei». Riprendiamo la macchina per il vicino mare. Parcheggia sulla sabbia e come esce si aprono le acque. «Pippo, ti xe in ritardo», sorride un tipo. «Pippo, metti a bandiera rossa». «Ehi Pippo, mitico». È il suo regno.>>

di Andrea Pasqualetto

Fonte e immagini: corriere.it

Cesenatico, 16 Luglio 2020 – Storie di bagnini: riportiamo l’articolo di  Roberta Scorranese pubblicato online sul “Corriere della Sera” il 14/07/2020. 

Giovanni il bagnino, salvò turista tedesca: ogni anno per ringraziarlo gli invia una bottiglia di prosecco

Giovanni, 63 anni, lavora a Cesenatico da quando ne aveva 19. «Tutto quello che so l’ho imparato dai bagnanti colti»

di Roberta Scorranese leggi l’articolo su corriere.it – pubblicato il 14/07/2020 

<<Sono le otto del mattino e «SalvaJohnny» ha già fatto una mezz’ora di su e giù per le scale, doccia, colazione e già lo trovi in quella che è la sua vera casa da quasi quarantacinque anni: la torretta di salvataggio della spiaggia di Zadina di Cesenatico, lingua di sabbia storica della riviera romagnola, con i bagnanti di una vita che lo salutano da sotto. «Ehi SalvaJohnny come va?». «Mo bene, bene, state attenti» fa lui, maglietta rossa e berretto.

Bambini
Giovanni Zavalloni, 63 anni, ha visto crescere bambini vicentini e bergamaschi, ha visto invecchiare imprenditori, architetti, impiegati e sotto i suoi occhi le vacanze degli italiani sono cambiate: «Adesso vengono per un paio di settimane, stanno in spiaggia un poco ma poi vanno a fare le gite, mangiano insalate» quando una volta i bagnini facevano la pesca alla tratta, tiravano le reti e grigliavano il pesce per tutti sulla riva. SalvaJohnny ha cominciato a fare il bagnino a diciannove anni: «Non ho studiato, tutto quello che so l’ho imparato dai bagnanti colti». Ma era elastico, veloce, con una vista acuta. Erano gli anni Settanta, c’erano gli «chalet» che mettevano la musica (preludio alle discoteche anni Ottanta), le tedesche che ballavano con i pantaloncini corti spettinando i pensieri dei giovanotti felliniani, ma lui, SalvaJohnny, vedeva solo lei, la Maria Adele, «magra e bellissima che andava sul pattino come una signora». Subito se la immaginò come la signora Zavalloni e così è stato. Oggi hanno una figlia e quattro nipoti, mentre Giovanni giura che si è sempre mantenuto immune da ogni tentazione da bagnasciuga. Le «respirazioni bocca-a-bocca sono state rigorosamente per servizio», anche se «quasi mai nessuno ringrazia, alla fine».

Quella cosa per ricchi
Non si contano poi quelli che ha salvato da annegamento sicuro. «Il punto — dice — è che oggi è normale per una famiglia mandare i bambini a fare nuoto. All’epoca era una cosa per ricchi. E in più le mamme facevano almeno due figli e dunque era facile che in spiaggia ne perdessero di vista uno». Oggi ci sono meno figli, le madri sono più apprensive e i bagnini puntano molto sull’atletica o sui bicipiti e poco sull’esperienza. «Non perché io voglia stare qui a vita — conclude SalvaJohnny — ma i muscoli non sono tutto. Io devo aspettare i 67 anni per andare in pensione, ma fino a quando siederò su questa torretta per me verranno prima di tutto concentrazione, rapidità nel prendere le decisioni, fermezza nel far rispettare le regole». E questo re con la maglietta rossa, seduto sul trono balneare, non lo schioda nessuno.>>

di Roberta Scorranese

Fonte e immagini: corriere.it

Genova – Un “Volontario Salvamento” a bordo del battello “Bon Voyage” in una foto risalente agli anni ’20. Sul retro sono annotati i nomi: Gemma, Maria, Iolanda, (illeggibile) e Tommasino Cartagenova.
Foto pervenuta da Paolo Serravalle (Genova).

Fonte foto: Paolo Serravalle

Genova – Luglio 1871: nasce la “Salvamento”

Il 10 luglio 1871, sulla Gazzetta di Genova appariva l’annuncio che il giovane dott. Edoardo Maragliano, futuro inventore del vaccino antitubercolare ed illustre membro della Società di letture e conversazioni scientifiche, aveva indetto un’assemblea per discutere sull’opportunità di costituire una società di salvataggio per i naufraghi in mare, tanto frequenti erano le vittime da annegamento a causa dell’imperizia dei soccorritori.

Il primo Consiglio d’Amministrazione della Società Ligure di Salvamento

Anno 1871

PRESIDENTE: MORTOLA Cav. GIOVANNI

V. PRESIDENTI: GAVOTTI Comm. March. GIOVANNI
DU – JARDIN Dott. Prof. Cav. GIOVANNI

CONSIGLIERI:

De Amezaga Cav. Carlo – Deputato al Parlamento
Sivori Cav. Giuseppe
Bomba Dott. Domenico
Peirano Cav. Enrico
Arecco Federico
Carbone Marcello
Novella Rodolfo
Fontana Giovanni
Parodi Ing. Cav. Giovanni Luigi
Di Clavesana Comm. Conte Alfredo – Contramm.

Maragliano Dott. Cav. Edoardo